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Quando il giallo era una cosa seria

Quando il giallo era una cosa seria


Il Detection Club: quando il giallo era una cosa seria

Nel mondo della narrativa poliziesca tra le due guerre, c’era un gruppo di scrittori che prese il giallo così sul serio… da farne quasi una religione. Nacque così, nel 1930, il misterioso ma elegantissimo Detection Club, una congrega letteraria segreta tutta britannica che riuniva i più grandi autori di mystery del tempo: Agatha Christie, G.K. Chesterton, Dorothy L. Sayers, Ronald Knox, Anthony Berkeley, Freeman Wills Crofts, solo per citarne alcuni.

Una cena del Detection Club. (Fonte: wikipedia)

Lo scopo? Proteggere la “giustizia” narrativa

In un’epoca in cui il romanzo giallo stava vivendo il suo massimo splendore, il Detection Club si pose un obiettivo ben preciso:

difendere l’onestà narrativa nei racconti polizieschi.

Una filosofia di approccio al genere secondo la quale il lettore doveva avere tutti gli indizi necessari per risolvere il caso da solo, senza inganni, trucchi sleali o colpi di scena inspiegabili. Il delitto diventava una sfida di logica, quasi matematica, tra autore e lettore.

In un mondo ideale, il detective non avrebbe mai potuto risolvere un caso grazie a una visione soprannaturale, a un’intuizione mistica o a una coincidenza incredibile.
E soprattutto: niente gemelli nascosti all’ultimo capitolo.

Un rito d’iniziazione degno di un romanzo

Entrare nel Detection Club non era semplice. Ogni nuovo membro veniva accolto con un rito d’iniziazione solenne (e un po’ teatrale), durante una cena formale a Londra. Il momento clou? Il giuramento, scritto probabilmente da Dorothy L. Sayers, che recitava:

«Giurate che i vostri detective indagheranno sui crimini che si troveranno davanti con lealtà e schiettezza, affidandosi all’ingegno di cui li avrete dotati e senza mai fare ricorso o accenno a Rivelazioni Divine, Sesto Senso Femminile, Macumbe, Raggiri, Coincidenze o Atti Divini?»

Una dichiarazione d’intenti precisa, in stile british, tra il serio e il faceto.

Il decalogo del giallo perfetto: le 10 regole di Ronald Knox

Già nel 1929, un anno prima della fondazione ufficiale del club, il teologo e scrittore Ronald Knox aveva proposto un vero e proprio decalogo per il mystery. Ecco le sue 10 regole d’oro:

  1. Il colpevole deve apparire all’inizio della storia, ma senza farlo notare troppo.
  2. Nessun intervento soprannaturale è permesso.
  3. Massimo un passaggio segreto per libro.
  4. Nessun veleno ancora sconosciuto alla scienza.
  5. Niente personaggi cinesi (nota purtroppo razzista e legata agli stereotipi dell’epoca).
  6. Nessuna coincidenza può risolvere il mistero.
  7. Il detective non può essere il colpevole.
  8. Il detective non può usare informazioni tenute nascoste al lettore.
  9. L’assistente (tipo Watson) deve dire sempre la verità al lettore.
  10. Niente gemelli o sosia a sorpresa, se non debitamente annunciati.

Regole severe? Forse. Ma pensate a quante trame sarebbero più soddisfacenti se le rispettassero…

E oggi? Beh… provate a dirlo a certe serie TV

Immaginate se queste regole venissero applicate alle serie crime di oggi. In quante stagioni verrebbero arrestati i detective stessi, o squalificati gli sceneggiatori per uso eccessivo di “colpi di scena alla fine dell’episodio”?

Diciamolo: Knox, Sayers e Christie avrebbero spento Netflix dopo il secondo episodio.

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