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Il film di Barbie: la recensione onesta che ti spiega bene il finale

Il film di Barbie: la recensione onesta che ti spiega bene il finale

Il film su Barbie nelle ultime settimane ha monopolizzato le conversazioni alla macchinetta del caffè, quindi merita una recensione onesta. La prima parte è senza spoiler, dalla seconda parte invece vado ad analizzare il significato del film, e dunque spoiler (ve lo segnalo prima).

Ho fatto anche un video in cui dico le stesse cose che trovi in questo articolo, lo trovi qui:

Il film di Barbie: RECENSIONE SENZA SPOILER

la prima domanda che mi viene fatta è: vale la pena andarlo a vedere? In brevissimo: sì, vale la pena, per i seguenti motivi.

  1. Gli attori: le performance degli attori sono tutte incredibili, fino all’ultimo personaggio secondario. Gosling con questo film ha dimostrato di essere uno degli attori più versatili sulla scena, e di poter passare da film impegnati, a blockbuster, a ruoli comici e musical. Margot Robbie è credibilissima nel ruolo di Barbie e alla discesa della prima lacrima ci svela quanto “bambolosa” sia stata fino a quel momento. Non mi dilungo oltre.
  2. La regia e la scrittura: per quanto io non sia d’accordo con il significato del film (analizzo tutto nella parte spoiler) la scrittura di Greta Gerwig è vitale, puntellata di dialoghi ficcanti e pervasa di una comicità leggera, supportata da un montaggio impeccabile (soprattutto nelle scene comiche), da una fotografia sul pezzo (che perde di efficacia nelle scene del mondo reale). Il ritmo del film è ottimo fino alla metà del secondo tempo, oltre al quale il film è imbolsito da alcuni dialoghi didascalici che fanno perdere un po’ lo slancio. È come se Greta Gerwig avesse la volontà di non essere fraintesa, cosa che comunque sta succedendo perchè ha voluto parlare di troppe cose, ma anche qui analizzo nella seconda parte.
  3. L’uso della musica: una menzione speciale va all’uso della musica. Se da un lato la colonna sonora non è decisamente memorabile, con canzoni pop che sembrano imposte più da scelte di marketing che da necessità artistiche (fatta eccezione per Mark Ronson, compositore che ha interpretato benissimo lo spirito del film e che ha scritto la perla che rivaluta tutta la colonna sonora, la canzone cantata da Gosling I’m just Ken, che vi metto di seguito) dall’altro la musica è parte integrante del film, passando con grandissima creatività da colonna sonora, a voce fuoori campo, a dialogo, a commentario, a musical anche all’interno della stessa canzone.

Quindi tutto benissimo? No, ma per parlarne dobbiamo fare spoiler, quindi:

BARBIE, RECENSIONE CON SPOILER

Visto che tratteremo dei temi che sono fonte di dibattito, e visto che per la natura di internet dovrò semplificare molte cose, per favore niente insulti e litigi nei commenti o via messaggio. 

Il film di Barbie ci presenta due mondi:

il mondo di Barbieland, una specie di mondo delle idee dove Barbie, può essere letteralmente quello che vuole (astronauta, medico, presidente), e può essere tutte queste cose grazie al fatto che nel mondo di Barbie le donne comandano e gli uomini sono delle appendici. E questo succede non per motivi ideologici, come qualcuno ha detto, ma banalmente perché questo è LETTERALMENTE il mondo delle Barbie, un mondo in cui il ruolo dei maschi (per la natura di come le bambine giocano con le bambole), è relegato ad essere “l’innamorato” o “il ragazzo della spiaggia”. Come le Barbie quando si fanno la doccia FINGONO che ci sia dell’acqua, come si lavano i denti con uno spazzolino gigante tenuto a distanza dalla bocca, così è la psicologia dei personaggi.

Noi, in italiano, abbiamo una parola per dire quando comandano le donne, ed è: matriarcato.

Barbie scopre però che c’è un secondo mondo, ovvero il mondo reale

Nel mondo reale Barbie, però, non può restare Barbie, cioè un’idea, deve confrontarsi con quello che succede lì, e cosa succede lì? Che comandano gli uomini.

E noi in italiano abbiamo una parola per dire quando comandano gli uomini, ed è: patriarcato.

Se Barbie vive in un posto in cui può essere quello che vuole, perchè decide di andarsene? Perché Barbie comincia a manifestare desideri di morte. Scopriamo che essere un’idea non le basta più, e deve avere a che fare con il mondo reale perchè la bambina che sta giocando con lei le proietta dei pensieri brutti.

Grazie a questo espediente narrativo scopriamo che Barbie è in quel momento della vita in cui sa cosa tutti vogliono da lei, ma non sa cosa LEI vuole da se stessa. E noi in italiano abbiamo un nome anche per questo periodo, si chiama: adolescenza.

È difficile accorgersene visto che Barbie è interpretata da Margot Robbie che ha 33 anni, ma Barbie è un film sull’adolescenza.

Perchè il film è così discusso?

Se è solo una storia di bambole e di adolescenza, perché il film è così dibattuto, al punto che pure Ron De Santis, candidato repubblicano alla casa bianca, ha ritenuto di doverne parlare?

La risposta è presto detta: perché nell’interrogarsi sul rito di passaggio dell’adolescenza, questo film si interroga sul rapporto che dovremmo avere con due strutture di potere della società: il matriarcato e il patriarcato.

E in quanto tale, Barbie, che ci faccia ridere o no ammetterlo, È UN FILM CHE AMBISCE AD ESSERE  POLITICO.

E notate: la risposta che dà, alla fine del film, è tutt’altro che stupida: nel finale, dopo aver combattuto il patriarcato di Ken, Barbie abbandona pure Barbieland, dove è stato restaurato il matriarcato, a conferma che secondo Greta Gerwig, regista e sceneggiatrice del film, dovremmo rifiutare entrambe queste strutture di potere

E QUINDI DOVE STA IL PROBLEMA?

Il problema nasce con il fatto che il film comincia con un’ambizione molto alta, parlare di femminismo, ma mi pare scada in diversi momenti in un banale empowerment femminile, ricorrendo a quello che in pubblicità si chiama ”effetto Pantene”: PERCHÈ IO VALGO.

A dimostrazione di quanto sto dicendo, cominciamo da una domanda: chi è il cattivo di questo film?

LA MATTEL

DISCLAIMER per gli appassionati di sceneggiatura: da qui in poi per “cattivo” intendo quello che nella teoria della narrazione si chiama opponente (secondo le figure attanziali della narrazione di Greimas), quindi che non do nessuna connotazione morale negativa, semplicemente lo chiamo cattivo “pe capisse”.

Alcune recensioni hanno detto che questo film ha il peggiore cattivo della storia del cinema, ovvero la Mattel, e anche parte del marketing del film ha spinto su questa chiave di interpretazione, per motivi che vi saranno ovvi tra un attimo.

In realtà non sono per nulla d’accordo: se rimuoviamo Will Ferrel e la Mattel dalla trama, ci accorgiamo che sono completamente ininfluenti, non cambiano in nulla la catena di eventi che porta alla conclusione del film, perchè banalmente NON SONO LORO I CATTIVI DEL FILM.

Specifico però una cosa importante: se sono ininfluenti, non vuole dire però che siano inutili al messaggio del film:

La regista li usa per dire una cosa importantissima (e curiosa in un film finanziato da una multinazionale come Mattel): le multinazionali, il capitalismo, usano il femminismo perché (e fino a quando) fa vendere, ma quando Ken fa diventare Barbieland un patriarcato, la Mattel smette di sposare la causa di Barbie e si butta a vendere le MOJO DOJO CASA HOUSE.

A loro Barbie va bene finchè resta un’idea, non quando va nel mondo reale, infatti appena scoprono che è scappata da Barbieland cercano di ri-infilarla a forza nella scatola, perchè quello è il suo posto, sugli scaffali.

KEN E I MASCHI

Il vero cattivo del film, ad un’analisi più attenta, sono Ken e i maschi.

Però qui dobbiamo parlare un attimo: molti hanno sottolineato che nel film non c’è un uomo che non ricada in queste tre categorie: stupido, cattivo, inquietante.

Ma questo secondo me non è il problema: tutta la prima parte del film è godibilissima anche se i maschi sono dipinti così, perchè alla fine Barbie è una fiaba, e i personaggi sono macchiette, i personaggi maschili sono stupidi e stereotipati esattamente come lo sono quelli femminili (ad inizio film) perchè sono bambole. Come ricalcano stereotipi fisici del maschile e del femminile, così ricalcano quelli psicologici.

IL VERO PROBLEMA DEL FILM

Il problema con il modo in cui i maschi sono dipinti in questo film comincia quando Ken va nel mondo reale e scopre il patriarcato. Lo ama, lo studia, e decide di portarlo a Barbieland, e qui comincia il mio mal di pancia.

Questa è una cosa difficile da spiegare a chi non c’è passato, ma non è che se sei maschio ad un certo punto della tua vita arriva tuo padre e ti chiede: “lo vuoi uno stipendio più alto?” “sì papà” “Allora tu devi andare là fuori e sottomettere tutte le donne che trovi”. Non funziona così, nella vita vera.

Attenzione: NON STO NEGANDO CHE I MASCHI NON GODANO DI UN PRIVILEGIO (che è chiaro, studiato e che è senza dubbio da combattere).

Quello che sto dicendo é che la maggior parte dei maschi non sceglie il patriarcato, semplicemente ci cresce dentro, e anche noi paghiamo un prezzo di cui spesso non si parla.

Di nuovo: non sto dicendo questo perchè “poveri maschi soffrono anche loro per il patriarcato”, ma semplicemente perchè il film (di questo stiamo parlando) parla di patriarcato in un modo ideologico, che non ha nulla a che vedere con la mia esperienza.

Ken sceglie e impone scientemente il patriarcato, e questo lo rende colpevole agli occhi dell’audience.

IL SECONDO PROBLEMA DEL FILM

Il secondo ordine di problemi nasce proprio da qui: se ci fate caso il mondo di Barbieland è un mondo completamente anaffettivo, dove tutti sono cordiali l’uno con l’altro ma non c’è nessun sentimento. E questo è normale nel mondo delle Barbie (sono bambole, vogliamo ricordarcelo?). Il problema è che è dipinto così pure il mondo reale.

L’unico, in questo film, che prova dei sentimenti reali, che soffre per amore, che ama anche quando non ne guadagna nulla, è Ken.

E la cosa che trovo inqualificabile nel film, è che siccome il personaggio di Ken è ritenuto colpevole di aver scelto l’oscura via del patriarcato, allora si rende lecito usare la debolezza di Ken, ovvero il fatto che è innamorato di Barbie, contro di lui. 

Tutto il piano di Barbie per restaurare il matriarcato nel finale, si basa su questo.

Ma che cazzo di meschinità è?

Barbie gli fa pure gaslighting nel finale, e gli dice “tu non è che mi ami davvero, tu pensi di amarmi ma ami un’idea”. Qui sì, volevo alzarmi e urlare. Ho trovato questa scena veramente diseducativa e tossica, soprattutto per il target di ragazzi a cui il film punta.

Il tutto, peraltro, poi per fare cosa? Per portare libere elezioni a Barbieland? Ovviamente NO, per riportarci il matriarcato, cioè escludere di nuovo i Ken dalla vita pubblica.

C’è una scena nel finale nella quale due maschi vanno dalla Barbie Obama, e le chiedono “possiamo avere un posto nel governo?” e lei gli dice semplicemente di no.

UN FINALE FRAINTENDIBILE E INEFFICACE

Concettualmente lo capisco, nel senso che il mondo ideale, matriarcale, di Barbie viene visto come antidoto al mondo reale, per cui le bambine possono sognare grazie a Barbie di essere qualunque cosa, e questo deve essere preservato finchè il mondo reale non offrirà le stesse possibilità ad entrambi i sessi.

MA tutta la premessa del film, che ho trovato davvero interessante si risolve in un finale che di fatto è il solito clichè delle donne che sono meglio degli uomini, e questo a mio parere andava fermato, perchè il rischio di fraintendimento, e di totale perdita di efficacia del film si giocava qui.

È qui che, oltre ad essere un’occasione sprecata, il film diventa quasi pericoloso, perché risolve questa contrattazione tra i due poli di potere con un individualismo spiccio, in cui ognuno è libero a casa propria, e una pericolosa condanna del patriarcato, ma NON un’altrettanto chiara condanna del matriarcato.

La mia analisi finisce qui.

Fatemi sapere come la pensate (mi raccomando siate eleganti), se qualcosa non vi ha convinto vi chiedo di cercare di spiegare le cose nella maniera più chiara, e portando scene del film a supporto della vostra lettura. Il modo più facile per contattarmi è su instagram QUI (leggo tutti i DM).

Se vi è piaciuta la recensione mandatela ai vostri amici, se non vi è piaciuta mandatela a qualcuno che vi sta sui coglioni.

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